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Saronno
Illustrazione: Tetti solari sugli edifici comunali

Proposta · EnergiaDifficoltà mediaLettura: 5 min

Il Comune delibera e concede i tetti; il resto dipende da comunità energetica, capitale dei cittadini e GSE. Si può partire da un tetto solo.

I tetti del Comune al sole, per tutti

Scuole, palestre, magazzini, il palazzo comunale: sono coperture pubbliche esposte al sole ogni giorno, e oggi non producono niente. La proposta è semplice. Il Comune mette a disposizione i tetti, i cittadini finanziano i pannelli attraverso una Comunità Energetica Rinnovabile, e l’energia prodotta torna alla città: negli edifici pubblici che la consumano e nelle case di chi ha partecipato. Nessuno deve possedere un tetto per farne parte.

Questa pagina spiega l’idea. La mappa dei tetti, i limiti delle stime, il procedimento e le fonti stanno più in basso.

L’idea spiegata in breve

  • Il Comune concede in comodato i tetti dei propri edifici: mette lo spazio, non i soldi, e il patrimonio resta pubblico.
  • Partecipa chi vuole: nessun obbligo per nessuno. Chi aderisce finanzia i pannelli con quote di una Comunità Energetica Rinnovabile, anche se vive in affitto o in condominio.
  • Gli edifici pubblici consumano sul posto quello che producono e alleggeriscono la bolletta; il resto è condiviso con la comunità, con la tariffa incentivante del GSE per vent’anni.
  • Una mappa pubblica, costruita su dati verificabili, mostra tetto per tetto dove l’installazione renderebbe di più.

Perché parlarne

Il sole non si recinta

L’idea di fondo non è nuova, e la spiega meglio di chiunque il filosofo della scienza Telmo Pievani: l’energia del sole è un bene che non si consuma e non si può recintare, e la tecnologia per raccoglierla è diventata abbastanza economica da poter essere di tutti. Il modo in cui ce la organizziamo è una scelta politica, non tecnica. Cinque minuti che valgono più di qualunque tabella.

Comunismo energetico. L’editoriale di Telmo Pievani · Lucy sui mondiIl lettore si carica solo se premi play. Fino a quel momento la pagina non contatta YouTube.

La proposta

Tre soggetti, tre contributi

  1. Il Comune mette i tetti

    Non i soldi: lo spazio. Una delibera che concede in comodato le coperture degli edifici individuati, per la durata dell’impianto. Il patrimonio resta pubblico e il Comune non anticipa nulla.

  2. I cittadini mettono il capitale

    Chi vuole, non chi deve: la Comunità Energetica è un’adesione volontaria, e chi non partecipa non paga nulla e non perde nulla. Chi aderisce sottoscrive quote della comunità e partecipa alla produzione senza dover installare e mantenere niente sul proprio tetto, cosa impossibile, del resto, per chi vive in affitto o in condominio. Ci sono comuni italiani dove è già successo: centinaia di cittadini hanno finanziato insieme un impianto su un edificio pubblico.

  3. L’energia torna alla città

    Gli edifici pubblici consumano sul posto quello che producono e alleggeriscono la bolletta comunale. Il resto viene condiviso con i membri della comunità, e su quella quota il GSE riconosce la tariffa incentivante per vent’anni.

Il punto di partenza

Saronno ha poco spazio e molti tetti

Saronno è fra i comuni più densi della provincia di Varese: quasi 39.000 abitanti in poco meno di 11 chilometri quadrati. Non ci sono aree libere da riempire di pannelli, e non sarebbe nemmeno desiderabile. Ma ci sono superfici già costruite, esposte al sole tutti i giorni, che non producono niente: i tetti degli edifici pubblici.

Le Comunità Energetiche Rinnovabili esistono per legge dal 2021 e in Italia ne nascono ogni mese; una con sede a Saronno risulta già costituita, ma la sua configurazione attiva non riguarda la città. La competenza è a portata di mano; quello che manca è una configurazione che riguardi i tetti di Saronno.

C’è anche una scadenza. La tariffa incentivante del GSE sull’energia condivisa si può richiedere fino al 31 dicembre 2027, o prima se si esaurisce il contingente nazionale. Chi entra adesso si assicura vent’anni di tariffa garantita.

Dal punto di vista di chi abita qui

Che cosa metto e che cosa ricevo

Nessuno è obbligato: si partecipa se si vuole, e si può entrare anche in un secondo momento. Chi partecipa sottoscrive una quota della comunità: una cifra decisa insieme, alla portata di una famiglia. In cambio riceve, per vent’anni, la sua parte della tariffa che il GSE riconosce sull’energia condivisa, e la soddisfazione di vedere il proprio contributo su un tetto preciso, con un nome: la scuola dei figli, la palestra, la biblioteca.

Non serve partire da tutti gli edifici. Si può cominciare dai tetti che rendono di più e allargare con i ritorni, un tetto alla volta.

Un vincolo già verificato.Una Comunità Energetica può condividere energia solo fra punti di connessione sottesi alla stessa cabina primaria. Sulla mappa interattiva del GSE, consultata il 13 settembre 2026, Saronno ricade nell’area convenzionale AC001E01401: una sola area per la città, quindi una sola configurazione può condividere l’energia fra tutti i tetti comunali e le case dei partecipanti. Prima di presentare la domanda il dato va comunque riconfermato sulla mappa, perché il GSE la aggiorna.

Che cosa serve

I passaggi in capo all’amministrazione

  • Riconfermare l’area della cabina primaria sulla mappa del GSE al momento della domanda: oggi Saronno risulta interamente nell’area AC001E01401, quindi il perimetro di condivisione è l’intera città.
  • Deliberare la concessione delle coperture in comodato alla configurazione CER, con durata allineata alla vita dell’impianto.
  • Far svolgere le verifiche tecniche: portata strutturale dei tetti, stato delle coperture ed eventuale presenza di amianto, capacità di connessione alla rete.
  • Scegliere la forma giuridica: aprire una configurazione su Saronno in una comunità già costituita, oppure costituirne una nuova.
  • Presentare la domanda al GSE entro la finestra di accesso alla tariffa incentivante.

I dati

Dove conviene cominciare

Il colore misura la resa: quanti chilowattora produce ogni chilowatt installato in un anno. Non è la stessa cosa della produzione totale, che premia solo gli edifici grandi. La resa dice quanto bene quel tetto converte il sole che riceve, e quindi da dove partire quando le risorse non bastano per tutti gli edifici insieme.

Caricamento della mappa…
Resa del tetto
  • Bassa
  • Media
  • Buona
  • Molto buona
  • Ottima
kWh per kWp installato all’anno

Source: Includes solar data from Google

Seleziona un edificio per vedere la disposizione dei moduli sul tetto. La stessa informazione è disponibile in forma di tabella subito sotto.

Onestà

Che cosa questa pagina non è

Non è uno studio di fattibilità e non può sostituirne uno. È una stima di ordine di grandezza fatta con dati telerilevati e assunzioni dichiarate, utile per capire se valga la pena approfondire. Quello che manca, e che solo un rilievo sul posto può dare:

  • Portata strutturale. Nessuno di questi tetti è stato verificato per il carico aggiuntivo di moduli e strutture di sostegno. È il primo vincolo che può escludere un edificio.
  • Stato delle coperture e amianto. Su edifici pubblici degli anni Sessanta e Settanta la presenza di cemento-amianto è un’ipotesi concreta. Dove c’è, va rimosso prima: cambia i costi e la sequenza dei lavori, ma è anche un’occasione per farlo.
  • Ombreggiamenti al suolo. Alberi, edifici vicini e volumi tecnici incidono, e i dati telerilevati li vedono solo in parte e solo alla data del rilievo.
  • Connessione alla rete. La potenza installabile su carta non è quella che il distributore autorizza a immettere in quel punto.
  • Vincoli di tutela. Tre immobili comunali interessanti non sono conteggiati proprio per questo: Villa "Gianetti" (F052), Palazzo "Visconti" (F048), Teatro "G. Pasta" (F064). Vanno sottoposti alla Soprintendenza, non dati per acquisiti.
  • Data del rilievo. Un tetto rifatto dopo l’ultima ripresa aerea non appare come è oggi.
  • Posizioni da confermare. Alcuni edifici dell’elenco comunale sono indicati solo per via e civico, e la loro posizione è stata dedotta dall’asse stradale: in tabella sono segnalati.

Per la stessa ragione la resa calcolata sul dato telerilevato è confrontata con il riferimento indipendente PVGIS: quando le due stime divergono di oltre il 25% il dato è segnalato invece che pubblicato come buono.

Link utili

Riferimento di producibilità: PVGIS PVGIS-SARAH3, scaricato il 2026-09-05, per Saronno (VA). Dati sulla geometria delle coperture aggiornati al 2026-09-14.