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Saronno
Illustrazione: Software libero e GNU/Linux in Comune

Proposta · DigitaleDifficoltà difficileLettura: 7 min

Tocca il lavoro quotidiano di tutti gli uffici, i formati e i gestionali: anni, formazione e un soggetto sovracomunale.

Soldi pubblici, codice pubblico

Ogni anno il Comune paga licenze per programmi che esistono anche in versione libera, spesso migliore, quasi sempre gratuita. La legge italiana chiede da anni di valutare quelle alternative prima di comprare. La proposta è farlo davvero: una postazione di lavoro europea e di software libero, Nextcloud con Euro-Office, come quelle che Germania e Svizzera stanno adottando, GNU/Linux sui computer che Windows 11 manderebbe in discarica, riuso del software che altre amministrazioni hanno già pagato.

L’idea spiegata in breve

  • Il Codice dell’amministrazione digitale impone di valutare riuso e software libero prima di comprare licenze: il primo passo è chiedere al Comune se lo ha fatto.
  • Una postazione di lavoro europea e di software libero al posto di Microsoft 365: Nextcloud per file, posta e chat, Euro-Office per documenti, fogli e presentazioni. Germania e Svizzera stanno facendo lo stesso con openDesk.
  • GNU/Linux sui computer che Windows 11 manderebbe in discarica dopo la fine del supporto a Windows 10, e riuso dal catalogo Developers Italia prima di ogni nuovo acquisto.
  • Altrove ha già fatto risparmiare: 227.568 € certificati alla Provincia di Perugia, circa 15 milioni l’anno allo Schleswig-Holstein, 2 milioni l’anno alla Gendarmerie francese.

Il punto di partenza

Una scadenza e una dipendenza

Il 14 ottobre 2025 Microsoft ha chiuso il supporto ordinario a Windows 10. Nell’Unione europea gli aggiornamenti di sicurezza gratuiti proseguono fino al 14 ottobre 2026; dopo, un computer con Windows 10 resta senza correzioni. Windows 11 non si installa su molti PC del 2018 o precedenti, che funzionano benissimo. La scelta che si presenta alle amministrazioni è comprare computer nuovi per far girare lo stesso programma di videoscrittura, oppure cambiare programma e tenere i computer. Per l’Italia le stime parlano di decine di migliaia di tonnellate di rifiuti elettronici prodotti da quella scadenza.

Il Comune di Saronno non pubblica un inventario del software che usa. Si vede dall’esterno che il sito istituzionale, l’albo pretorio e l’Amministrazione trasparente girano su piattaforme proprietarie di fornitori terzi, e si può presumere che le postazioni degli uffici siano su Windows con Microsoft Office. Quanto costino le licenze ogni anno, e se prima di rinnovarle sia stata fatta la valutazione comparativa che la legge impone, non è dato sapere. Il primo passo della proposta è proprio chiederlo.

La regola

La legge lo chiede già

L’articolo 68 del Codice dell’amministrazione digitale dice che le pubbliche amministrazioni acquisiscono programmi informatici solo dopo una valutazione comparativa, tecnica ed economica, fra sei soluzioni: software sviluppato per la PA, riuso di software già sviluppato per la PA, software libero o a codice aperto, software in cloud, software proprietario con licenza d’uso, o una combinazione. I criteri (comma 1-bis) sono il costo complessivo, compresi mantenimento e supporto; l’uso di formati e interfacce aperti; le garanzie su sicurezza e protezione dei dati.

Il comma 1-ter è quello che conta: il software proprietario si può comprare solo se dalla valutazione risulta, in modo motivato, l’impossibilità di usare soluzioni già disponibili nella PA o software libero adeguato. Non è una preferenza di principio: è una condizione, e va documentata in un atto. L’articolo 69 aggiunge che il software fatto sviluppare da un’amministrazione va rilasciato con licenza aperta in un repertorio pubblico, a disposizione di tutte le altre.

Le linee guida AgID del 2019 spiegano come si fa la valutazione: prima si analizzano riuso e open source, e solo dopo, se non bastano, il proprietario o lo sviluppo da zero. Il costo va calcolato su tutta la vita del programma, non sul prezzo della licenza. Il catalogo dove cercare è Developers Italia: chi vi pubblica software lo descrive in un file standard, publiccode.yml, e chi lo riusa lo dichiara. A fine 2023 il catalogo contava circa quattrocento soluzioni e oltre 2.500 amministrazioni che ne riusavano almeno una.

La proposta

Sette passi, dal più facile

  1. Chiedere i numeri

    Con un accesso civico generalizzato (art. 5, comma 2, del decreto 33/2013) chiunque può chiedere al Comune l’elenco delle licenze software in essere con il costo annuo, e copia degli atti di valutazione comparativa fatti prima di acquisirle. Se quegli atti non esistono, la proposta ha già il suo primo argomento.

  2. Formati aperti per i documenti

    I documenti che il Comune produce e scambia si salvano in formato OpenDocument, uno standard ISO che qualunque suite legge. Non cambia nulla per chi li riceve, e rende possibile il passo dopo.

  3. Una postazione di lavoro europea: Nextcloud con Euro-Office

    Non un singolo programma ma l’intero posto di lavoro, tutto di software libero, che sostituisce Microsoft 365: Nextcloud per file condivisi, posta, calendario, chat e videochiamate, con un unico accesso; dentro, Euro-Office per scrivere documenti, fogli e presentazioni nel browser, a più mani, nei formati di Word ed Excel come in OpenDocument. Euro-Office è nato nel marzo 2026 da una coalizione di aziende europee guidata da IONOS e Nextcloud, con XWiki, OpenProject, Open-Xchange e altri, ed è stabile dal 9 giugno 2026: codice sotto licenza AGPL, derivato da ONLYOFFICE e ripulito delle clausole che ne limitavano la libertà. Si può ospitare in proprio o prendere come servizio da un fornitore europeo.

    È la stessa strada che le amministrazioni tedesche percorrono con openDesk, la suite della società pubblica ZenDiS costruita sugli stessi mattoni, Nextcloud compreso: il 2 settembre 2026 la Cancelleria federale svizzera ha avviato il programma per portarla a tremila dipendenti entro il 2027, dopo una prova sul campo con voto medio 5,4 su 6. Per un Comune di 39.000 abitanti Nextcloud con Euro-Office è la versione proporzionata: si installa su un server solo e si estende un pezzo alla volta. LibreOffice, che ha fatto risparmiare Difesa, Umbria e Trentino, resta la strada minima se il Comune vuole cambiare solo la suite da ufficio sui singoli PC.

  4. GNU/Linux dove Windows 11 non arriva

    I computer che non superano i requisiti di Windows 11 non si buttano: si installa una distribuzione GNU/Linux, che su quelle macchine gira meglio del sistema che sostituisce. Si parte dalle postazioni a basso rischio, dove il lavoro è navigare, scrivere e stampare: sportelli, biblioteca, sale civiche, laboratori delle scuole comunali sul modello altoatesino. La Gendarmerie francese ha fatto così su centomila postazioni, un pezzo alla volta.

  5. Riuso prima di ogni acquisto

    Prima di ogni nuova gara per un software, l’ufficio cerca nel catalogo Developers Italia e nella valutazione comparativa scrive che cosa ha trovato. Ciò che il Comune fa sviluppare, dal sito ai moduli online, viene rilasciato con licenza aperta e descritto con publiccode.yml, come l’articolo 69 già impone.

  6. Un referente e un calendario

    Il Responsabile per la transizione digitale, figura che ogni Comune deve avere, coordina il passaggio con un piano pluriennale: quali postazioni, in quale ordine, con quale formazione. Le migrazioni senza un responsabile e senza sponsor politico sono quelle che tornano indietro.

  7. Una mozione del Consiglio

    La campagna europea “Public Money? Public Code!” mette a disposizione, anche in italiano, un testo di mozione per i consigli comunali: il software pagato con denaro pubblico va rilasciato come software libero. Adottarla è l’atto di indirizzo che dà copertura ai passi precedenti.

Chi lo ha fatto

Quanto si è risparmiato altrove

I casi che seguono hanno una fonte verificabile per ogni cifra. Dove il numero è una stima e non un consuntivo, è scritto.

  • Provincia di Perugia, progetto LibreUmbria · 2012-2014

    LibreOffice su oltre 5.000 postazioni degli enti umbri.

    227.568 € risparmiati

    Spesa di 56.921 € contro 284.489 € preventivati per la suite proprietaria: cifra certificata dall’ente.

  • Ministero della Difesa, progetto LibreDifesa · 2015-2020

    LibreOffice su circa 100.000 postazioni.

    26-29 milioni di € stimati

    Stima fatta all’avvio del progetto, non un consuntivo. Motivazione dichiarata: risparmio e rispetto dell’art. 68 del CAD.

  • Gendarmerie nationale, Francia · dal 2008

    GendBuntu, un Ubuntu personalizzato, su 103.164 postazioni nel 2024 (97 % del parco).

    circa 2 milioni di € l’anno

    Costo totale di possesso ridotto di circa il 40 %; cifre confermate in una risposta parlamentare.

  • Land Schleswig-Holstein, Germania · 2024-2026

    LibreOffice, Linux e posta aperta su 30.000 postazioni dell’amministrazione regionale.

    circa 15 milioni di € l’anno

    A dicembre 2025 quasi l’80 % delle postazioni era migrato. Investimento una tantum di 9 milioni nel 2026.

  • Confederazione svizzera, Cancelleria federale · 2026-2027

    Programma per una postazione di lavoro sovrana basata su openDesk per 3.000 dipendenti federali entro fine 2027.

    9 milioni di franchi la prima fase

    Deciso dopo una prova su 172 dipendenti, con voto medio 5,4 su 6. Girerà in parallelo a Microsoft 365, non al suo posto, nella fase pilota.

  • Robert Koch-Institut e altre agenzie sanitarie federali tedesche · 2025

    openDesk in esercizio per circa 7.000 utenti.

    riuso di una suite pubblica

    Anche la Bundeswehr ha firmato nell’aprile 2025 un contratto quadro di sette anni per openDesk; il numero di postazioni non è pubblicato.

  • Comune di Rovereto · 2010

    OpenOffice su oltre 400 postazioni comunali.

    primo Comune trentino

    Un Comune di taglia paragonabile a Saronno, quindici anni fa.

  • Provincia autonoma di Bolzano, progetto FUSS · dal 2005

    GNU/Linux in tutte le scuole in lingua italiana.

    vent’anni di continuità

    Riconosciuto come Digital Public Good. Gli stessi strumenti gratuiti a scuola e a casa delle famiglie.

  • Danimarca: Ministero per il digitale, Copenaghen e Aarhus · 2025

    Uscita da Microsoft 365 verso LibreOffice e servizi europei.

    sovranità digitale

    Motivazione dichiarata: ridurre la dipendenza da un unico fornitore extraeuropeo. Cifre di risparmio non pubblicate.

Riportate su un Comune di 39.000 abitanti i numeri cambiano scala, non segno. Il risparmio più immediato per Saronno non è nemmeno sulle licenze: è sui computer che non si comprano nel 2026.

Onestà

Che cosa può andare storto

  • Monaco di Baviera. Il caso più citato è anche il più controverso. LiMux portò 15.000 postazioni su Linux e dichiarò oltre dieci milioni di risparmio; nel 2017 il Consiglio deliberò il ritorno a Windows, e le cifre furono contestate da entrambe le parti. Nel 2020 la nuova giunta ha rimesso l’open source nel programma. La lezione non è che Linux non funziona: è che senza continuità politica, formazione e un responsabile la migrazione si può ribaltare a ogni elezione.
  • I gestionali non si cambiano in un anno.Tributi, anagrafe, protocollo, contabilità girano su programmi verticali, spesso legati a un fornitore. Questa proposta non li tocca subito: chiede che al prossimo rinnovo la valutazione comparativa sia fatta per davvero, e che nel frattempo i formati di scambio siano aperti.
  • Euro-Office è giovane.La prima versione stabile ha tre mesi: la coalizione che lo guida non ha ancora una governance formale, e nella primavera 2026 la sua nascita ha aperto una disputa di licenza con ONLYOFFICE, da cui deriva, poi chiusa. Usa i formati di Microsoft come predefiniti, e chi difende OpenDocument lo considera un passo indietro. Un Comune che lo adotta deve pretendere che i documenti si salvino in OpenDocument. Se il progetto non maturasse, Nextcloud funziona anche con Collabora Online, l’editor scelto da openDesk.
  • Da soli non basta. Un server Nextcloud va gestito, aggiornato e protetto: serve un fornitore o, meglio, un soggetto pubblico sovracomunale, come fa il consorzio Dataport per cinque Länder tedeschi. Per questo la proposta va portata anche in Regione Lombardia e in ANCI. E la Svizzera avverte: sulle grandi videoconferenze queste suite mostrano ancora limiti.
  • La formazione costa. Il risparmio sulle licenze arriva dopo, la formazione si paga prima. I casi che hanno funzionato hanno messo a bilancio quel costo fin dall’inizio.
  • Le cifre sono di altri. Nessuna delle somme qui sopra riguarda Saronno. Quanto spenda il Comune, e quanto potrebbe risparmiare, si saprà solo dopo il passo uno.
  • La scadenza vera è ottobre 2026.Nell’Unione europea Windows 10 riceve aggiornamenti gratuiti fino al 14 ottobre 2026: c’è un anno per pianificare, non un’emergenza da risolvere domani.

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