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Saronno
Illustrazione: Intelligenza artificiale in Comune, con i dati che restano in Comune

Proposta · DigitaleDifficoltà mediaLettura: 8 min

Un server e modelli scaricabili sono alla portata; il lavoro vero è regolamento, valutazione d’impatto e formazione.

Un’intelligenza artificiale che non porta fuori i dati

Gli uffici comunali trattano ogni giorno dati delicati: redditi, condizioni di salute, situazioni familiari, procedimenti in corso. Un assistente basato su un modello linguistico può far risparmiare ore su bozze, riassunti, ricerche d’archivio e traduzioni. Ma se quel modello gira sui server di un fornitore estero, ogni domanda porta con sé i dati dei cittadini. La proposta è usare modelli aperti, eseguiti su una macchina del Comune, per compiti di supporto e mai di decisione.

L’idea spiegata in breve

  • Negli uffici l’IA entra già dalla finestra: testi con dati dei cittadini incollati in assistenti gratuiti che girano su server esteri, senza contratto né base giuridica.
  • La proposta: un server con schede grafiche in Comune, modelli linguistici a pesi aperti e i documenti dell’ente come base. Nessun dato esce dall’ente.
  • Quattro usi, tutti di supporto e mai decisionali, come chiede la legge 132/2025: riassumere atti, cercare in archivio, preparare bozze, tradurre allo sportello.
  • Limiti scritti in un regolamento prima di accendere la macchina, formazione obbligatoria e sperimentazione di sei mesi su due uffici.

Il punto di partenza

L’IA negli uffici c’è già, ma dalla finestra

Non serve una delibera perché un impiegato incolli un testo in un assistente gratuito sul web per riassumerlo o correggerlo. Succede in ogni ufficio, pubblico e privato, e nessuno lo governa. Se il testo contiene il nome di un cittadino, il suo reddito o una relazione dei servizi sociali, quei dati sono appena stati trasferiti a un’azienda fuori dall’Unione europea, senza contratto, senza base giuridica e senza che l’interessato lo sappia.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha già mostrato dove sta il problema. Nel gennaio 2025 ha bloccato l’app DeepSeek in Italia perché i dati degli utenti finivano su server in Cina senza chiarezza su finalità e conservazione. Nel 2023 aveva sospeso ChatGPT e nel 2024 ha contestato a OpenAI il trattamento dei dati senza base giuridica. Per un Comune, che è titolare del trattamento, la domanda non è se usare l’intelligenza artificiale, ma dove finiscono i dati mentre la usa.

Nel frattempo le amministrazioni italiane che si muovono scelgono spesso la strada opposta: Roma Capitale ha presentato nel giugno 2026 il nuovo assistente del portale, sviluppato con Microsoft e un fornitore di gestionali. Funziona, ma i dati e la dipendenza stanno altrove.

La regola

Che cosa dice la legge

La legge 132 del 23 settembre 2025, la prima legge italiana sull’intelligenza artificiale, dedica l’articolo 14 alla pubblica amministrazione. L’IA si usa per aumentare l’efficienza e ridurre i tempi dei procedimenti, garantendo la conoscibilità del suo funzionamento e la tracciabilità del suo utilizzo. Ma il suo ruolo è strumentale e di supporto: la persona resta l’unica responsabile dei provvedimenti e dei procedimenti in cui l’IA è stata usata. Le amministrazioni devono inoltre adottare misure tecniche, organizzative e formative per un uso responsabile.

Il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (AI Act) aggiunge due cose che contano per un Comune. Dal 2 febbraio 2025 chi usa sistemi di IA deve assicurare al personale un livello sufficiente di alfabetizzazione. E i sistemi usati da autorità pubbliche per valutare l’ammissibilità delle persone a prestazioni e servizi, come contributi, alloggi o esenzioni, sono classificati ad alto rischio, con obblighi di registrazione, valutazione d’impatto sui diritti fondamentali e informazione agli interessati. Un assistente che aiuta a scrivere e a cercare non lo è; lo diventa nel momento in cui entra nella decisione su chi ha diritto a che cosa. Questa proposta si ferma prima.

Il regolamento sulla protezione dei dati vale come sempre: se il modello gira presso un fornitore, quel fornitore è responsabile del trattamento e serve un contratto che lo vincoli; se i dati escono dall’Unione, servono le garanzie del capo V; in ogni caso serve una valutazione d’impatto. Se il modello gira su un server del Comune, nessun dato lascia l’ente: il perimetro del rischio si riduce a quello di qualsiasi altro sistema interno. Le linee guida AgID sull’adozione dell’IA nella PA, in consultazione dal febbraio 2025, chiedono la stessa cosa in positivo: classificare i sistemi per rischio, mantenere la supervisione umana, preferire soluzioni aperte e verificabili.

La proposta

Un server, modelli aperti, compiti di supporto

  1. Una macchina in Comune

    Un server con una o due schede grafiche da 24 o 48 gigabyte di memoria basta a far girare modelli da 8 a 30 miliardi di parametri per decine di utenti, e con 48 gigabyte si arriva ai modelli da 70. È un acquisto una tantum, dell’ordine di una workstation professionale, contro un abbonamento per utente al mese che gli assistenti in cloud fanno pagare a ogni dipendente, per sempre. Il preventivo esatto va fatto sul numero di utenti; l’ordine di grandezza è quello di un’auto di servizio.

  2. Modelli a pesi aperti

    Nel 2026 i modelli scaricabili e utilizzabili liberamente sono molti e buoni: EuroLLM, addestrato sulle ventiquattro lingue ufficiali dell’Unione; Apertus, svizzero e interamente documentato; Minerva, italiano; le famiglie Llama, Mistral, Gemma e le cinesi DeepSeek e Qwen. Queste ultime hanno cambiato il quadro: nelle prove pubbliche i loro modelli più grandi arrivano vicini ai modelli di punta di OpenAI e Anthropic su molti compiti, dalla scrittura al ragionamento, e il divario si è ridotto a pochi punti; resta sui compiti più complessi. E c’è una differenza che conta per un Comune: il Garante ha bloccato l’app di DeepSeek perché mandava i dati in Cina, ma i pesi del modello, scaricati ed eseguiti su un server in Comune, non mandano nulla a nessuno. Si eseguono con strumenti liberi come Ollama o llama.cpp e si usano da un’interfaccia web multiutente come Open WebUI. Nessuna licenza, nessun dato che esce, e il modello si cambia quando ne esce uno migliore.

  3. I documenti del Comune come base

    Il modello non viene riaddestrato: regolamenti, delibere, determine e pagine del sito vengono indicizzati e recuperati al momento della domanda, con la tecnica detta RAG. Ogni risposta cita il documento da cui viene. È il modo più efficace per contenere le risposte inventate, e rende l’assistente utile dal primo giorno.

  4. Quattro usi, tutti di supporto

    Riassumere una delibera o un fascicolo prima di una riunione. Cercare nel protocollo e nell’archivio con una domanda in italiano invece che con una parola chiave. Preparare la bozza delle premesse di un atto, con l’iter e le norme applicabili, lasciando motivazione e decisione a chi firma. Tradurre e semplificare risposte per gli sportelli, dove i cittadini parlano molte lingue. Sono i compiti che l’articolo 14 ammette e che le amministrazioni tedesche e francesi già affidano ai loro assistenti.

  5. Ciò che l’assistente non fa

    Non decide chi ha diritto a un contributo, a un alloggio, a un’esenzione. Non scrive la motivazione di un provvedimento. Non risponde ai cittadini senza che una persona abbia letto la risposta. Non riceve dati che non servano al compito. Questi limiti vanno scritti in un regolamento interno prima di accendere la macchina, non dopo.

  6. Riuso prima di sviluppo

    Il Baden-Württemberg ha pubblicato il proprio assistente come software libero apposta perché altri enti lo riusino; la Francia ha fatto lo stesso con la piattaforma di Albert. Prima di far sviluppare qualcosa, il Comune valuta questi strumenti, come l’articolo 68 del Codice dell’amministrazione digitale già impone per ogni acquisto di software. Ciò che il Comune eventualmente adatta, lo rilascia a sua volta.

  7. Formazione e un responsabile

    L’alfabetizzazione del personale è un obbligo europeo vigente e la legge italiana chiede misure formative. Un ciclo di formazione breve per tutti, uno più lungo per chi userà l’assistente ogni giorno, e il Responsabile per la transizione digitale, insieme al Responsabile della protezione dei dati, a governare la sperimentazione: sei mesi su due uffici, poi la decisione se estendere.

Chi lo ha fatto

Amministrazioni che tengono i modelli in casa

  • Baden-Württemberg, assistente F13 · dal 2023, open source dal luglio 2025

    Chat, riassunto di documenti e ricerca negli atti per tutti i dipendenti del Land, eseguito nel data center regionale.

    Indipendente dal modello: si può cambiare il modello sottostante senza rifare il resto. Pubblicato su openCode perché altri enti lo riusino; il Saarland lo sta già provando.

  • Schleswig-Holstein, assistente LLMoin · 2026

    Assistente integrato nella postazione di lavoro di mille dipendenti, gestito dal consorzio pubblico Dataport.

    Ha sostituito un modello proprietario con un modello a pesi aperti da 120 miliardi di parametri.

  • Francia, Albert (DINUM) · dal 2024

    Assistente dello Stato su modelli aperti Llama e Mistral, sperimentato negli sportelli France services per rispondere ai cittadini sulle pratiche.

    Codice pubblicato; la piattaforma di accesso ai modelli è open source e riusabile.

  • Canton Ticino, con il modello svizzero Apertus · 2025-2026

    Traduzioni sicure nell’amministrazione cantonale con un modello interamente aperto, in versione da 8 e 70 miliardi di parametri.

    Primo impiego pubblico di Apertus. Un caso di lingua italiana, a settanta chilometri da Saronno.

  • Sapienza, modello Minerva · 2024

    Prima famiglia di modelli addestrati da zero sull’italiano, fino a 7 miliardi di parametri, con licenza permissiva.

    Scaricabile in un formato che gira su un computer da ufficio con una scheda grafica.

In Italia l’INPS ha un piano triennale per l’IA generativa e usa uno strumento interno per rendere più leggibili i propri testi; il Comune di Firenze ha adottato un piano strategico per l’IA e un assistente sul portale in tredici lingue. Non risulta, al momento della scrittura, un Comune italiano che dichiari di eseguire i modelli in locale. Saronno potrebbe essere il primo di cui si ha notizia.

Dal punto di vista di chi abita qui

Che cosa cambia allo sportello

Una risposta più rapida su una pratica, perché chi risponde ha trovato in un minuto la delibera giusta invece che in un pomeriggio. Una lettera del Comune scritta in un italiano che si capisce. Un modulo spiegato nella propria lingua a chi è arrivato da poco. E la certezza, scritta in un regolamento e verificabile, che i propri dati non sono finiti su un server dall’altra parte del mondo per ottenere tutto questo.

Onestà

Che cosa può andare storto

  • Le risposte inventate. Ogni modello linguistico può produrre affermazioni false con tono sicuro. La citazione obbligatoria della fonte e la lettura umana di ogni testo prima che esca sono le due difese, e nessuna delle due è opzionale.
  • Il locale non è magia. Un server in Comune va aggiornato, protetto e mantenuto: senza un referente tecnico e un contratto di manutenzione diventa un rischio, non una garanzia. I dati non escono, ma dentro vanno protetti come tutto il resto.
  • Qualità: il divario si è ridotto, non azzerato.I modelli aperti più grandi, come DeepSeek e Qwen, sono ormai vicini ai migliori in cloud, ma servono decine di gigabyte di memoria grafica per farli girare; quelli da 8 o 30 miliardi di parametri, alla portata di un server comunale, restano un gradino sotto. Per riassumere, cercare e tradurre bastano e avanzano; sui compiti più complessi la differenza si sente. È uno scambio consapevole: un po’ di capacità in cambio del controllo sui dati.
  • La tentazione di allargare. Una volta che l’assistente funziona, qualcuno proporrà di usarlo per istruire le domande di contributo. È lì che scattano l’alto rischio dell’AI Act e il divieto di decisioni automatizzate: il regolamento interno deve dirlo prima.
  • I costi sono stime. Nessuna cifra in questa pagina riguarda Saronno. Il numero di utenti, la scelta del modello e i preventivi hardware vanno fatti dall’ufficio competente; la pagina dà gli ordini di grandezza e le fonti.

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