Proposta · MetodoDifficoltà facileLettura: 7 min
Strumenti che il Comune ha già e una piattaforma regionale gratuita: serve una procedura, non un acquisto.
Decidere con i dati, e lasciarli aperti
Un Comune produce dati tutti i giorni: bilanci, pagamenti, incarichi, licenze edilizie, iscritti ai servizi, rifiuti raccolti, incidenti. Oggi a Saronno quei dati arrivano ai cittadini, quando arrivano, come documenti da leggere. La proposta è pubblicarli anche come dati da usare, nei formati e con le licenze che la legge già prevede, e usarli per motivare le decisioni.
L’idea spiegata in breve
- Oggi il Comune pubblica documenti, spesso in PDF: si possono leggere, non riusare. La legge chiede dati in formato aperto, e il PDF vale una stella su cinque.
- Ogni tabella che va in Amministrazione trasparente esce anche in CSV con licenza Creative Commons, sulla piattaforma gratuita di Regione Lombardia che la passa al catalogo nazionale.
- Un gruppo di lavoro guidato dal Responsabile per la transizione digitale fa l’inventario dei dati che gli uffici già producono: il costo è una procedura, non un acquisto.
- Ogni delibera cita il dataset da cui vengono i suoi numeri: così i dati aperti diventano un metodo per decidere, non solo un obbligo.
Il punto di partenza
Documenti sì, dati no
L’Amministrazione trasparente del Comune di Saronno assolve gli obblighi del decreto 33/2013: gli atti ci sono e si possono scaricare. Ma i contenuti sono quasi sempre file PDF, cioè fotografie di una tabella. L’indicatore di tempestività dei pagamenti, che è una tabella per definizione, è pubblicato trimestre per trimestre come allegato da scaricare; ilrendicontoè la delibera con i suoi allegati contabili. Il portale offre un “elenco in formato aperto” in CSV, ma esporta l’indice dei documenti, non i numeri che contengono. Per confrontare la spesa di due anni o sommare i contributi erogati a un settore bisogna ricopiare i valori a mano. Chi lo fa, sbaglia; chi non ha tempo, rinuncia.
Che si possa fare diversamente lo dimostra lo stesso portale: l’elenco dei consulenti e collaboratori è pubblicato in pagina e scaricabile in CSV con i dati veri dentro. È l’eccezione, e dovrebbe essere la regola.
Nel catalogo nazionale dati.gov.it e nel portale regionale dati.lombardia.it, interrogati a settembre 2026, non risulta alcun dataset di cui il Comune di Saronno sia titolare. I dati su Saronno che si trovano lì sono quelli che Regione e Istat producono su tutti i comuni. Il Comune, di suo, non ha ancora aperto niente.
Non è un dettaglio tecnico. Un’amministrazione che non tiene i propri dati in forma elaborabile fatica a usarli anche al proprio interno: ogni relazione riparte da zero, ogni confronto fra uffici passa da un foglio ricostruito a mano. Aprire i dati verso l’esterno è il modo più semplice per obbligarsi a tenerli in ordine dentro.
Il metro
Perché il PDF non basta
Le linee guida AgID del 2023 sull’apertura dei dati adottano la scala a cinque stelle di Tim Berners-Lee. È il metro con cui la legge misura quanto un dato è davvero aperto:
- Una stella. Il dato è online con una licenza aperta, ma in un formato non strutturato. È il PDF.
- Due stelle. Strutturato ma in un formato proprietario, come un foglio Excel: servono programmi specifici e spesso un intervento a mano.
- Tre stelle. Strutturato in un formato non proprietario: CSV per le tabelle, JSON per i dati annidati, GeoJSON per ciò che sta su una mappa. È il requisito minimo indicato dalle linee guida.
- Quattro stelle. Ogni riga ha un identificativo stabile (URI) e usa gli standard del web semantico.
- Cinque stelle. I dati sono collegati ad altri dati: il codice Istat del comune rimanda al comune, il codice fiscale del fornitore al fornitore.
Il Codice dell’amministrazione digitale definisce “formato aperto” un formato reso pubblico, documentato esaustivamente e neutro rispetto agli strumenti necessari per leggerlo, e “dati di tipo aperto” quelli disponibili con una licenza che ne permetta l’uso a chiunque, anche commerciale, in formato disaggregato, adatti all’elaborazione automatica e corredati di metadati. Un PDF non risponde a nessuno degli ultimi due requisiti. Le linee guida sono esplicite: pubblicare solo a una o due stelle non è più consentito, se non affiancato dal livello tre.
Il PDF resta. Nessuno propone di togliere i documenti firmati: servono a chi deve leggere l’atto e hanno valore legale. La proposta è che, accanto al PDF, la stessa tabella esista anche come file CSV. Sono due usi diversi dello stesso dato.
La proposta
Sette passi, in ordine
Fare l’inventario
Ogni ufficio elenca i dati che già produce e in quale gestionale stanno: contabilità, tributi, anagrafe, edilizia, servizi sociali, scuola, ambiente, polizia locale. Non si raccolgono dati nuovi: si mette per iscritto ciò che c’è. Il Piano triennale AgID chiede esattamente questo come prima fase.
Pubblicare le tabelle anche in CSV
Tutto ciò che va in Amministrazione trasparente come tabella esce anche in formato aperto, con metadati nel profilo nazionale DCAT-AP_IT: chi lo ha prodotto, quando, con che frequenza si aggiorna, con quale licenza. I gestionali che il Comune già usa esportano in CSV: il costo è una procedura, non un acquisto.
Una licenza aperta, la stessa per tutto
Le linee guida AgID raccomandano la licenza Creative Commons Attribuzione 4.0, con CC0 come alternativa. Il Codice dell’amministrazione digitale aggiunge che i dati pubblicati senza una licenza esplicita si intendono comunque aperti: tanto vale dichiararlo, e togliere ogni dubbio a chi vuole riusarli.
Appoggiarsi a Regione Lombardia
Non serve costruire un portale. Regione Lombardia mette a disposizione dei Comuni la propria piattaforma open data, gratuita, e ha definito un paniere di cinquanta dataset standard in dieci categorie, già modellati, che un Comune può pubblicare così come sono. Da lì i dati passano in automatico al catalogo nazionale dati.gov.it, che raccoglie i cataloghi degli enti con un collegamento comunicato una sola volta.
Un gruppo di lavoro con un responsabile
Il Piano triennale chiede che il Responsabile per la transizione digitale, figura obbligatoria in ogni Comune, coordini un gruppo con un referente per area. Il Piano fissa anche obiettivi misurabili: un Comune che pubblica meno di dieci dataset deve arrivare almeno a dieci. Saronno parte da zero.
Ogni delibera cita i suoi dati
È il passo che trasforma gli open data in un metodo di governo. Le premesse di una delibera che parla di traffico, rifiuti, iscrizioni o spesa indicano il dataset da cui vengono i numeri, con la data di aggiornamento. Chi legge può verificare; chi decide dopo può confrontare. Se il dato non esiste, la delibera lo dice, e quello diventa il prossimo dataset da costruire.
Partire dai dati di elevato valore
Il regolamento europeo 2023/138 individua sei famiglie di dati che hanno la precedenza perché il loro riuso vale di più: geospaziali, osservazione della terra e ambiente, meteorologici, statistici, imprese, mobilità. Per un Comune significa in concreto: la cartografia e lo strumento urbanistico, i sensori ambientali, i dati sulla mobilità e sulla sosta, il commercio.
Dal punto di vista di chi abita qui
Che cosa ci si fa
Questo stesso sito è un esempio di quello che succede quando i dati sono aperti. La proposta sui tetti solari è stata costruita con dati pubblici e riutilizzabili: la radiazione solare del Centro comune di ricerca europeo, le sagome degli edifici di OpenStreetMap, i confini comunali dell’Istat, l’elenco dei fabbricati comunali preso dall’Amministrazione trasparente. Quest’ultimo era l’unico in PDF, ed è stato l’unico da ricopiare a mano.
Con i dati del Comune in formato aperto, un giornale locale può seguire la spesa per manutenzione strada per strada; un comitato di quartiere può verificare quante domande di iscrizione al nido restano senza posto; una scuola può usare i dati sui rifiuti per un progetto di educazione civica; un’impresa può costruire un servizio senza chiedere permesso. E il Consiglio comunale discute su numeri che tutti hanno visto prima della seduta.
Che cosa serve
Meno di quanto sembra
La parte difficile non è tecnica né economica: è già scritta nella legge, e il Comune è tenuto ad applicarla.
- Il Codice dell’amministrazione digitale(art. 52) stabilisce che i dati pubblicati senza licenza si intendono aperti e che l’attività di apertura dei dati conta nella valutazione dei dirigenti.
- Il decreto trasparenza (D.Lgs. 33/2013, art. 7) impone che quanto va pubblicato per obbligo sia in formato di tipo aperto e riutilizzabile, con il solo vincolo di citare la fonte.
- Il decreto 36/2006, riscritto nel 2021 per recepire la direttiva europea sui dati aperti, regola il riutilizzo e rimanda alle linee guida AgID per formati e licenze.
- La piattaforma è quella regionale, senza costi di licenza. Il lavoro è una procedura di esportazione per ogni gestionale e qualche giornata di formazione.
- Un atto di indirizzo del Consiglio o della Giunta che adotti queste regole, fissi il calendario di pubblicazione e chieda che le delibere citino i dati.
Onestà
Dove si può sbagliare
- Dati personali. Aprire i dati non vuol dire aprire tutto. Le tabelle vanno aggregate o anonimizzate prima della pubblicazione e i dati sulle persone restano fuori: il decreto trasparenza lo dice già, e la scala a cinque stelle non lo cambia.
- Manutenzione. Un dataset fermo a tre anni fa è peggio di nessun dataset, perché induce in errore. Città che avevano portali ricchi li hanno lasciati decadere quando è venuta meno la persona che li seguiva. Per questo il passo cinque, il gruppo di lavoro con un responsabile, non è opzionale.
- Pubblicare non è decidere. I dati aperti non producono da soli decisioni migliori. Producono discussioni migliori, se qualcuno li usa. Il passo sei, le delibere che citano i dati, è quello che fa la differenza fra un adempimento e un metodo.
- Qualità alla fonte. Esportare in CSV una tabella tenuta male espone gli errori. È un costo iniziale reale, ed è anche il motivo per cui vale la pena farlo.
Link utili
- Codice dell’amministrazione digitale, art. 1: definizioni di formato aperto e dati di tipo aperto
D.Lgs. 82/2005, testo su docs.italia.it
Che cosa la legge intende per formato aperto (lettera l-bis) e dati di tipo aperto (lettera l-ter).
- Codice dell’amministrazione digitale, art. 52: accesso telematico e riutilizzo dei dati
D.Lgs. 82/2005, testo su docs.italia.it
Principio “open by default” (comma 2) e riutilizzo come parametro di valutazione dei dirigenti (comma 4).
- D.Lgs. 33/2013, art. 7: dati aperti e riutilizzo
Decreto trasparenza, Normattiva
Obbligo di pubblicare in formato di tipo aperto ciò che va in Amministrazione trasparente.
- Contesto normativo: D.Lgs. 36/2006 e recepimento della direttiva (UE) 2019/1024
dati.gov.it
Quadro delle norme sul riutilizzo dell’informazione del settore pubblico.
- Linee guida recanti regole tecniche per l’apertura dei dati e il riutilizzo dell’informazione del settore pubblico
AgID, determinazione 183/2023
Formati, licenze raccomandate (CC BY 4.0, CC0) e requisiti minimi di qualità.
- Linee guida open data, allegato A: modello per i dati aperti (le cinque stelle)
AgID, testo su docs.italia.it
Scala a cinque stelle: il PDF vale una stella, il requisito minimo è tre.
- Regolamento di esecuzione (UE) 2023/138: serie di dati di elevato valore
Commissione europea, EUR-Lex
Le sei categorie di dati che vanno pubblicati per primi, con API e licenza aperta.
- Piano triennale per l’informatica nella PA 2024-2026, open data e data governance
AgID
Obiettivi numerici per i Comuni e ruolo del Responsabile per la transizione digitale.
- Come alimentare il Catalogo nazionale degli open data
dati.gov.it
Federazione automatica del catalogo comunale (harvesting) e profilo DCAT-AP_IT.
- Open data per gli enti locali: il paniere regionale di dataset standard
Regione Lombardia
Cinquanta dataset già modellati che un Comune lombardo può pubblicare sulla piattaforma regionale.
- Portale open data di Regione Lombardia
Regione Lombardia (CC0)
Piattaforma gratuita su cui i Comuni possono pubblicare i propri dati.
- Open data del Comune di Bologna
Comune di Bologna
Esempio di portale comunale con dati, API e visualizzazioni.
- Portale del dato del Comune di Milano
Comune di Milano
Esempio di governo del dato in un Comune: catalogo, API, temi.
- Amministrazione trasparente: indicatore di tempestività dei pagamenti
Comune di Saronno
Esempio di dato tabellare pubblicato come allegato PDF, con CSV limitato all’indice dei documenti.
- Amministrazione trasparente: consulenti e collaboratori
Comune di Saronno
Controesempio positivo: dati in pagina ed esportazione CSV completa.
- Catalogo nazionale dei dati aperti, ricerca per ente
dati.gov.it (API CKAN)
Nessuna organizzazione “Comune di Saronno” registrata al momento della scrittura.